Il campione dimenticato dal mondo reale, il coach fregato dal mondo digitale

Le storie parallele del leggendario marciatore Abdon Pamich e dell’allenatore spagnolo Robert Moreno

di TONIO ATTINO

Il mondo digitale e il mondo reale: quale conta di più? Due esempi freschi freschi. Abdon Pamich, ex marciatore, campione europeo, quaranta volte campione italiano, cinque Olimpiadi. Fu medaglia di bronzo nel 1960 a Roma e medaglia d’oro quattro anni dopo alle Olimpiadi di Tokyo. “Il 19 novembre 1961 stabilì il record mondiale nei 50 chilometri allo Stadio olimpico di Roma e nel ’72 fu il portabandiera del tricolore italiano a Monaco” ha scritto il Giornale di Vicenza, denunciando come Pamich, leggenda dell’atletica italiana, sia stato dimenticato dal mondo reale. Invitato a Vicenza come tedoforo alla cerimonia per i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, Pamich, 92 anni, è stato lasciato da solo per strada dall’organizzazione dopo avere percorso i suoi duecento metri con la fiaccola e “neppure menzionato alla cerimonia finale” in Basilica, alla quale si è dovuto presentare in ritardo: ci è arrivato grazie a un passaggio in auto.

Abdon Pamich tedoforo a Vicenza, la foto riportata dal Giornale di Vicenza
Abdon Pamich tedoforo, la foto pubblicata dal Giornale di Vicenza

E’ evidente che la nostra memoria sia a breve termine e si nutra di post, frammenti, schegge e microscopiche particelle di informazione. Eppure basterebbe attingere allo stesso oceanico archivio di internet per sapere chi sia questo signore, esule istriano, una forza della natura dinanzi al quale bisognerebbe inchinarsi. Cosa si può aggiungere, allora? Niente. Semmai riportare la notizia di Robert Moreno, 48 anni, allenatore spagnolo di calcio, per anni vice di Luis Enrique, esonerato a settembre scorso dal Sochi, squadra russa.

Robert Moreno, allenatore portoghese
Robert Moreno

Tutto regolare se non fosse per il dettaglio, rivelato dall’ex direttore generale della squadra, Andrei Orlov: Moreno fu licenziato perché affidava la gestione della squadra – retrocessa – all’intelligenza artificiale. Nel senso che consegnava a ChatGPT il compito di preparare gli allenamenti, fare la formazione, scegliere i calciatori, decidere le sostituzioni, organizzare addirittura le trasferte, viaggi compresi, con un caso clamoroso in cui il piano elaborato dall’IA avrebbe costretto i calciatori a restare svegli ventotto ore di fila. Poi “il kazako Artur Shushenachev, attaccante classe 1998 preso in prestito dagli israeliani dell’Hapoel Be’er Sheva – ha scritto la Gazzetta dello Sport – sarebbe stato consigliato proprio dall’IA. Risultato deludente: dieci presenze senza gol”. Le rivelazioni di Orlov, con il quale l’allenatore non era evidentemente in grande sintonia, sono state smentite da Moreno. “Usavo ChatGPT solo per le traduzioni”. Può bastare?


La storia di Pamich sul Giornale di Vicenza

Moreno e l’IA sulla Gazzetta dello Sport

Lascia un commento