di TONIO ATTINO
Non è vero che nel mondo non ci sono più i blocchi come una volta (Usa e Urss, occidente e oriente, capitalismo e comunismo). I blocchi ci sono ancora, ma un po’ diversi. Ora da una parte troviamo i poveri e i disperati (sempre più poveri e sempre più disperati), dall’altro l’opulenza dei ricchi sempre più ricchi e – con frequenza disarmante – l’ostentazione impunita dei ricchi puttanieri. Immagino possa essere considerata una divisione un po’ arbitraria, però le cronache, in fondo, questo ci raccontano.
I numeri aiutano a mettere a fuoco. Dicono i dati della banca mondiale – e siamo al blocco dei disgraziati – che 700 milioni di persone vivono in condizioni di estrema povertà, ossia con meno di 2,15 euro al giorno, mentre in Italia sei milioni di esseri umani, cioè quasi il dieci per cento della popolazione e oltre due milioni di famiglie, versano in condizione di povertà assoluta (dati Istat). In dieci anni (dati Caritas) sono aumentati del 43 per cento i poveri che hanno bisogno di assistenza, addirittura di un pasto. Osservando il blocco dei poveri e dei disperati troviamo i dati sui migranti internazionali, 300 milioni di persone (World Migration Report), di cui 123 milioni costrette a lasciare le loro terre a causa di persecuzioni e di conflitti.
Le stime suggeriscono che nel 2025 ne siano morte nel Mediterraneo 1.697 mentre cercavano di raggiungere l’Europa (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e se ci aggiungiamo il dramma di Gaza (72mila morti, tra i quali 18mila bambini) ne ricaviamo la condizione drammatica in cui si vive in questo blocco, sottoposto al potere esercitato da chi vive comodamente nel blocco agli antipodi, abitato dai supericchi, tremila soggetti il cui patrimonio complessivo si attesta intorno ai 16mila miliardi di dollari. Uno di questi, Donald Trump, presidente Usa, patrimonio di 5,9 miliardi di dollari, ha scatenato recentemente a Minneapolis i controlli degli agenti dell’Ice, l’agenzia federale incaricata di controllare e reprimere l’immigrazione, responsabile dell’omicidio di due cittadini e capace perfino di arrestare un bambino di cinque anni. “Sono patrioti” ha detto Trump, parlando ovviamente degli agenti.
È evidente – senza tirare in ballo Marx ed Engels e il vecchio blocco comunista nella vecchia geopolitica – che se il 10% più ricco possiede il 75% della ricchezza mondiale c’è qualche piccolo problema di distribuzione del reddito. E c’è qualche problema se una parte di questi ricchi privilegiati si dava appuntamento da tale Jeffrey Epstein, finanziere pedofilo suicida o suicidato in carcere il 10 agosto 2019 dopo avere vissuto liberamente da potente criminale. Il tipo offriva vacanze a chi, potente quanto e più di lui, voleva violentare una ragazzina o svagarsi un po’ con il sesso senza frontiere. Epstein ospitava gli amici preferibilmente nelle Isole Vergini, dove possedeva Little Saint James, la cosiddetta Epstein Island, acquistata nel 1998, un luogo in cui si poteva arrivare in aereo con il Lolita Express, velivolo adibito al trasporto degli invitati. Visitarono l’isola l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, il presidente attuale Donald Trump, Bill Gates, l’uomo che ha inventato Microsoft, il principe Andrea, che ora il fratello – re Carlo d’Inghilterra – ha dovuto mettere alla porta per demeriti acquisiti, e con loro un altro bell’elenco di galantuomini, circa duecento stando alle notizie circolate e agli Epstein Files, il database di 3 milioni e mezzo di pagine di documenti messi in rete dal dipartimento della Giustizia Usa.

Così la cortina di ferro che fino al 1989 e alla caduta del muro di Berlino divideva con un taglio netto il Bene dal Male, cioè la libertà dell’Occidente dalla dittatura del comunismo, è stata sostituita dalla più pericolosa divisione tra ricchi e disperati, dove i primi esercitano purtroppo senza pudore le prerogative di chi ha tutto contro chi non ha nulla. Ma ormai nessuno, in un mondo in cui i confini sono tracciati dalla potenza del denaro e la libertà viene disciplinata dalle esigenze dei ricchi, può ancora regalarci l’illusione che il Bene sia da una parte e il Male dall’altro.



