Tempa Rossa, dove si festeggia il petrolio

di TONIO ATTINO

«Che cosa possiamo fare? Niente. Prendiamo il vento».

Un po’ fatalista e con il gusto della metafora, un ragazzo di neppure vent’anni ha capito come andrà a finire. È meglio adeguarsi. «Eccolo, quello è un pozzo». Il pozzo sta quasi su un cocuzzolo, tra gli alberi di Tempa Rossa, una montagnola su un paesino agricolo. Quando il petrolio comincerà a zampillare, Corleto Perticara, 2600 abitanti, sarà in teoria ricchissima. Il progetto Tempa Rossa verrà completato nella metà del 2016 e otto pozzi riempiranno 50 mila barili di petrolio ogni giorno. Ciascun abitante di Corleto avrà a carico una produzione di 19 barili al giorno, più di settemila l’anno. Il calcolo lo si può fare anche guardando Viggiano, 35 chilometri a sud-ovest. Capitale petrolifera della Val d’Agri, Viggiano produce 100mila bari al giorno e ha totalizzato dal 2001 al 2013 introiti per oltre 122 milioni di euro.

Le royalties pagate dalle compagnie petrolifere (10%) finiscono in proporzione (30, 55 e 15%) nelle tasche dello Stato, della Regione, dei Comuni. In Basilicata, Viggiano ne ha raccolto la maggior parte. Ecco, nel 2016 Corleto Perticara potrà valere mezza Viggiano. «Io non lo so quanto vale» dice Rosaria Vicino, sindaca di una giunta di centrosinistra, «con i numeri non sono brava e l’economia non è il mio forte. Immagino saranno numeri da capogiro. E penso che questa sia una grande opportunità».

Lo sfruttamento del giacimento Tempa Rossa, scoperto nel 1989, è guidato dalla Total (50%) insieme a Shell e Mitsui (con due quote del 25%) e ha molto a che fare con la Puglia. La Total vorrebbe portare i 50 mila barili di petrolio a Taranto attraverso l’oleodotto con cui il greggio di Viggiano raggiunge la raffineria dell’Eni. Ai 136 chilometri di condotta dovrebbe aggiungersene un pezzo per collegare la condotta al centro olio di Tempa Rossa, dove verrà convogliato e lavorato il petrolio di otto pozzi (sei a Corleto, due a Gorgoglione) prima di inviarlo a due serbatoi da 120 mila e 60 mila metri cubi nella raffineria Eni di Taranto, base logistica per lo smistamento e la spedizione del greggio via mare. L’opposizione di Taranto al progetto Tempa Rossa ha trasversalmente unito ambientalisti, Comune, l’agenzia regionale per l’ambiente, in questa ultima fase la Regione. A Corleto non c’è uno schieramento. A parte qualche gruppo ecologista, sembrano tutti d’accordo e meravigliati del no di Taranto. «Ex ambientalista» come si definisce ormai, Enzo Lardo dirige l’istituto tecnico Einstein, 115 iscritti, unica specializzazione la chimica. È la scuola che, sui 53 finora assunti dalla Total, ha fornito 27 suoi studenti, dieci donne. «Con l’agricoltura non si sopravvive più. I miei genitori zappavano la terra, ora nessuno vuole più fare il contadino. Si parla di turismo. Ma quale turismo?». Due figli del preside lavorano nell’indotto petrolifero di Viggiano e un terzo, Cristiano, 30 anni, è tra i ventisette assunti della Total, «prima ha fatto la guardia giurata a Padova per tre anni». Francesca Toce, Vito Iula e Antonella Di Noia frequentano l’ultimo anno. «Tanti miei amici sono andati via e ora sperano di tornare. Il paese è tutto qua» dice Vito, papà operaio alla Fiat di Melfi. Antonella spera di indossare la tuta della Total, «ho fatto uno stage di un mese, speravo di restare ». Francesca è indecisa, vorrebbe continuare gli studi. Gli ambientalisti? Dovrebbero far «rispettare le regole, invece qui hanno smesso di parlare quando sono stati assunti da Total». In un paesino contadino senza più contadini, Mario Lauria coltiva ancora la terra, cereali, ma è di Gorgoglione, sempre area del progetto Tempa Rossa, dove Total ha trivellato il pozzo più profondo d’Italia, settemila metri. Lauria ha le mani grandi e un animo da combattente. Sarà perché s’è ritrovato un pozzo accanto all’azienda paterna e poi, quando ne ha acquistata una a Corleto, gliene hanno trivellato un altro vicino chiudendogli gli accessi ai campi. Pure lui cerca di accomodare, di limitare i danni. Che facciamo? sembra voler dire. Come si fa a cacciare i petrolieri? Gli incidenti casuali, o causati dall’incuria, o del tutto normali in un’attività simile hanno prodotto in passato discariche nocive di cui nessuno parla, a parte uno come Pietro Dommarco della Ola (Organizzazione lucana ambientalista). «C’è rassegnazione» dice, «è forte il ricatto verso la popolazione, alcuni mesi fa abbiamo manifestato bloccando il cantiere del Centro Oli. La protesta è durata due ore». Sotto i piedi, a Corleto, hanno tanto petrolio e basterà per almeno quarant’anni, poi si vedrà.

Da Taranto a Corleto Perticara, i punti opposti della condotta, neppure 150 chilometri, è come ritrovare una distanza di mezzo secolo. A Taranto nel 1959 festeggiarono l’Italsider e ora la vivono come una maledizione. A Corleto sembrano festeggiare il petrolio e tra quarant’anni chissà. Questo Sud povero pensa al progresso così.

Manifesta solo anonimamente qualche perplessità («temo che il petrolio sia una grande una grande illusione, ma non scriva il mio nome») e pure il ventenne della metafora sul vento è cauto: «No, il nome sul giornale? No, per favore…».

Corriere del Mezzogiorno-Corriere della Sera, 22 ottobre 2014

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