di TONIO ATTINO
Sì può dire che Bruce Springsteen, la rockstar che per tutta la vita ha dedicato i suoi brani alla classe operaia, alla sofferenza e al riscatto sociale degli uomini, dovrebbe farsi gli affari suoi e non occuparsi di politica parlandone liberamente? Certo, si può dire: lo ha detto il cantautore Francesco De Gregori: «C’è bisogno che Springsteen dica che è contro l’amministrazione Trump? Non credo, ma è un ruolo che non mi sento di condividere». E si può dire che a Gaza non sia in corso un genocidio benché l’esercito israeliano abbia ucciso oltre 70.000 persone? Si può dire: l’ha detto lo scrittore Erri De Luca: «So benissimo cosa sia un genocidio e applicarlo alla guerra di Gaza è una distorsione storica e verbale».
Se si vuole aggiungere qualcosa si può citare Gabriel García Márquez, lo scrittore colombiano autore di stupendi romanzi e del grandissimo Cent’anni di solitudine. Nel settembre 1982, dopo la strage nei campi-profughi palestinesi di Sabra e Shatila in Libano – tremila morti secondo le stime – si schierò apertamente contro Israele. Lo ricorda Gerald Martin nel suo Vita di Gabriel García Márquez: «Il periodo dell’anno segnato dal Nobel – racconta Martin – si stava avvicinando ancora una volta e, come già negli anni precedenti, il nome di García Márquez tornava a circolare, solo che ora le voci erano più insistenti. Grande fu perciò la sorpresa quando, a nemmeno un mese dall’annuncio ufficiale dell’assegnazione del premio, decise di lanciarsi in un attacco frontale al leader israeliano Menachem Begin (e quindi, cosa direttamente collegata, alla fondazione svedese che, nel 1978, proprio a Begin aveva conferito il Nobel per la Pace)». All’inizio di giugno Begin aveva ordinato l’invasione del Libano, paese confinante, e «in quell’operazione il generale Ariel Sharon – comandante in capo e ministro della Difesa – mancò di proteggere dall’attacco i rifugiati palestinesi a Beirut, favorendo così il massacro del 18 settembre nei campi di Sabra e Chatila. García Márquez dichiarò che a Sharon e Begin avrebbero dovuto conferire un Nobel per la Morte» ricorda Gerald Martin.

L’ 8 dicembre 1982 a Márquez fu assegnato il premio Nobel per la letteratura. Sharon, contestato, dovette dimettersi l’anno successivo e dopo di lui toccò al primo ministro Begin. Oggi abbiamo altri protagonisti sulla scena politica internazionale e lo scenario è di gran lunga peggiore. Però, volendo, si può restare in silenzio.
