Viaggio nel paese dove tutti vendono automobili usate

SAN MICHELE SALENTINO (Brindisi). Compreresti un’auto usata da quest’uomo? Lo slogan che inseguì Richard Nixon mentre affondava, qui non attacca: a San Michele Salentino una famiglia su cinque vive con il commercio di auto usate, almeno il dieci per cento dei 6200 abitanti campa di vendita, lucidatura, carrozzeria, meccanica, autoricambi, trasporto. L’auto nuova è un’eccezione. Un venditore può procurartela, a richiesta, ma fa uno strappo e ci resta male. «Perché non usata?».

Si contano trentotto rivendite, cinque aziende di trasporto, decine di esposizioni e vetrine, centinaia di proposte commerciali «full optional» e «chilometri zero». Quaranta tir ogni settimana partono per caricare al Nord mediamente trecento vetture e scaricarle poi in questo pezzo di Puglia un tempo agricola e oggi oasi del commercio di auto di seconda mano. Al sindaco Alessandro Torroni, commercialista, viene facile buttare giù due conti: «Il settore dell’auto usata ha un volume di affari di circa cento milioni di euro. Il bilancio del nostro Comune? Cinque milioni».

I numeri sono numeri e fanno capire subito che questo non è un paese normale. San Michele Salentino è nella campagna di Brindisi. Quattordici chilometri a nord c’è Ostuni, la città bianca delle vacanze dei vip. In quanto a vip, San Michele sta sottozero. Esclusivamente agricola fino agli anni sessanta, la capitale dell’auto di seconda mano, oggi, con gli uliveti, il vino, i mandorleti e i fichi incassa non più di 12 milioni di euro l’anno. Ma ogni anno smercia dalle 10 mila alle 15 mila auto usate.

«L’usato come nuovo» arriva dai concessionari della Lombardia e dalla case madri. Per acquistarle a stock (i commercianti) o singolarmente (i privati) i clienti non mancano. Così nella Puglia delle masserie e dei trulli, San Michele ha trovato una strada alternativa. E domani, per il terzo anno consecutivo, celebrerà il suo business con «Auto in Fiera», esposizione su 14 mila metri quadrati, 500 auto, undici espositori: tutti indigeni. Il testimonial è Ottavio Andriani. Invitato per il taglio del nastro, il maratoneta azzurro farà da apripista a un’ideuzza che frulla nella testa di commercianti e del sindaco: il marchio di qualità ’’Città dell’Auto’’. A San Michele non sanno ancora bene che cosa sia, e chi glielo riconoscerà. Ma ci pensano. Vogliono essere la capitale dell’auto usata. La rivoluzione cominciò alla fine degli anni cinquanta. Pino Apruzzi, 48 anni, la ricorda con la sua prima volta al volante. «Guidai un’auto nel 1963, a cinque anni. Seduto non arrivavo neppure ai pedali, perciò stavo in piedi nella macchina di papà, una Fiat 1800».

Oggi il suo autosalone è zeppo di auto tirate a lucido. Sembrano nuove, sono usate. C’è anche una Ferrari rossa. L’azienda gestita con il fratello Leonardo fattura sei milioni di euro. E’ la più antica di San Michele e nel 1958, anno della fondazione, fece scattare la reazione a catena che trasformò San Michele in crocevia del commercio di auto. «L’emulazione – sottolinea il sindaco – fa parte delle tradizioni di San Michele Salentino: è fondamentale».

Il pioniere fu Francesco Apruzzi, papà del ragazzino che guidava in piedi. Classe 1933, si inventò la prima rivendita dopo avere fatto, in una Puglia con poche auto, il noleggiatore: trasportava famiglie da un paese all’altro. Antesignani dei tassisti, che non c’erano, i noleggiatori utilizzavano auto a sei posti, la Fiat 600 multipla o la vecchia ’1800’. Fu l’inizio. Poi ci pensò l’emulazione autoctona. «Che me la vendi quella macchina, Fra’? chiedeva il paesano ad Apruzzi. E lui vendeva e ricomprava, e rivendeva ancora (una Fiat Topolino, poi la Belvedere, la ’1400’ e la ’1800’). E i paesani lo imitavano.

Nacque così la città dell’auto usata. Il sindaco Torrone, da cinque anni capo di una giunta comunale di centro-centro (Udc e Forza Italia: lui è Udc), è orgoglioso. Sostiene i commercianti, la fiera, e va in Mercedes. «L’ho comprata quindici anni fa, full optional». Nuova o usata? I suoi amici, al bar, sorridono, lo fissano e aspettano la risposta. «Beh… nuova. Lo ricordo ancora: 3 aprile, il giorno del mio cinquantesimo compleanno. Potevo farmi un regalo usato? Ma la comprai a San Michele».

La Stampa, 25 maggio 2006

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