La vendetta del petardo

Negli ultimi undici anni, cioè dal 2011 al 2021, i botti di Capodanno hanno fatto 3416 feriti e sette morti. Nel 2021 solo 79 feriti e un morto, di gran lunga molto meno di quanto accadde nel 1995, con 1255 feriti e due morti. Dal 1998 a oggi 58 italiani hanno lasciato il pianeta prematuramente per quella singolare, incomprensibile e incivile passione che consiste nel fare esplodere un vasto campionario di petardi, tutti più o meno pericolosi o, peggio ancora, nel sostituirli con armi da fuoco, usando le quali spesso si finisce per accoppare qualcuno.

Per il Capodanno 2022 la contabilità non è ancora ultimata, ma apprendiamo dalle cronache che quattordici persone hanno subito ferite gravi e una di esse, a Taranto, dovrà rinunciare a una mano, saltata insieme al petardo. Va molto meglio rispetto al passato, per niente meglio se consideriamo gli animali. I botti di Capodanno ne fanno strage (ogni volta circa cinquemila, l’80 per cento selvatici, secondo Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani onlus), inducendo chi li ama, li aiuta, li adotta, a una singolare competizione: non potendo fermare i dinamitardi folli che ne provocano la morte, parteggiano per i botti contando su una singolare vendetta trasversale. Così i petardi regolano i conti con chi li usa per festeggiare incivilmente, realizzando un contrappasso pazzesco che risulterebbe superfluo se gli esseri umani fossero umani almeno quanto gli animali.


Se raccogliete un cane affamato e gli date da mangiare, potete essere certi che non vi morderà. Questa è la principale differenza tra il cane e l’uomo
Mark Twain

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