L’Ilva, Riva, la mafia e il “Messicano”: la verità non è sempre come ce la raccontano

di TONIO ATTINO

“Può darsi che, a Taranto, la mia famiglia si sia affidata a persone con una statura non consona per seguire problemi complessi. Ma noi abbiamo sempre pensato che il lavoro e l’efficienza fossero sufficienti per avere un buon rapporto con la comunità. Non abbiamo mai ritenuto di dovere imbastire progetti di gestione del consenso, come ci veniva suggerito da più parti. A Taranto, non si capiva più nulla: una azienda del subappalto con una sede interna allo stabilimento era di Antonio Modeo, detto il Messicano, il capo della criminalità di Taranto”.

Non è poi così importante tenerne conto, vista l’aria che tira intorno a noi, ma è giusto riflettere su questo lungo pensiero di Claudio Riva, presidente della società Riva Forni Elettrici, ossia uno dei proprietari del centro siderurgico Ilva di Taranto prima dell’estromissione successiva all’inchiesta giudiziaria Ambiente Svenduto, esplosa nel 2012. Il pensiero di Riva, riportato dal quotidiano Sole 24Ore in un un lungo articolo firmato da Paolo Bricco nel numero di domenica 23 febbraio 2025 (poi ripreso dal Corriere della Sera), riporta alla memoria una Taranto terribile, evidentemente nelle mani della mafia, in cui la famiglia Riva arrivò a svolgere la sua difficile attività di impresa basata sull’ “efficienza”. Non tornano le date, purtroppo. Il boss Antonio Modeo fu arrestato nel 1986 e ucciso il 16 agosto 1990 a Bisceglie, mentre era al soggiorno obbligato. La società Italferro Sud smise di “trafficare” con gli appalti del centro siderurgico dello Stato negli anni Ottanta (le sue strutture furono poi confiscate, con i tempi della giustizia), mentre la famiglia Riva, che aveva precedentemente rilevato gli stabilimenti di Genova-Cornigliano, acquista l’Ilva di Taranto nel 1995, cioè un po’ dopo la morte di Modeo e l’uscita di scena di Italferro Sud.

Taranto non ha bisogno di essere diffamata perché si diffama benissimo da sola, ma almeno non bisognerebbe diffamare i fatti. E’ possibile?

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