Il quotidiano fondato da Scalfari uscì in edicola il 14 gennaio 1976, cinquant’anni fa. Elkann lo sta vendendo dopo avere smantellato la Fiat, venduto la Magneti Marelli e la Iveco, cancellato un pezzo di industria italiana finanziata con i soldi dei contribuenti
di TONIO ATTINO
Con i riflessi lenti che si ritrova, l’Italia ha scoperto in ritardo chi è John Elkann e come funziona il nostro storico capitalismo. Ci voleva davvero così tanto per capirlo?
Dopo avere venduto Magneti Marelli ai giapponesi e Iveco agli indiani, Elkann aveva assicurato che non avrebbe venduto il quotidiano la Repubblica. È stato di parola: la sta vendendo per 140 milioni di euro ai greci del gruppo Antenna dell’imprenditore Thodoris Kyriakou nell’anno in cui il quotidiano celebra i suoi cinquant’anni. Fondato da Eugenio Scalfari, il giornale uscì in edicola il 14 gennaio 1976. Venti pagine formato tabloid, sessantotto redattori: la Repubblica ruppe gli schemi del giornalismo italiano.
A suo modo, anche Elkann ha rotto gli schemi, mettendo in liquidazione un pezzo rilevante di industria italiana sovvenzionata per oltre mezzo secolo dallo Stato: solo tra il 1975 e il 2012, secondo i dati di Federcontribuenti, la Fiat ha incassato 220 miliardi di euro di aiuti pubblici. Nipote prediletto dell’avvocato Giovanni Agnelli e principale erede delle sue fortune, Elkann ha garantito che non venderà la Juventus. Possiamo credergli? “La Juventus, la nostra storia, i nostri valori non sono in vendita” ha detto. Valori?
Espressi in miliardi, i valori di John Elkann sono stati riassunti in quest’ultimo periodo dai giornali che si sono già variamente occupati di lui per questioni familiari, raccontando la lite giudiziaria con la mamma Margherita Agnelli: sempre storie di soldoni, naturalmente. Ecco, Elkann dispone di un patrimonio personale stimato in 2,7 miliardi di dollari e la Exor, società che governa l’arcipelago di attività dell’ex gruppo Fiat, ha un patrimonio netto superiore ai 38 miliardi di euro. Ingegnere gestionale, studi a Parigi e Torino, cinquant’anni il prossimo primo aprile, questo splendido manager nato a New York ha una storia personale fantastica: entra in scena come nuovo capo della Fiat quando nonno Giovanni – l’Avvocato – muore nel 2003. A poco a poco Elkann concentra nelle sue mani tutto il potere, diventando capo supremo del gruppo dopo avere attraversato l’era di Sergio Marchionne (il salvatore del gruppo industriale, artefice dell’alleanza con la Chrysler e della nascita di Fca, Fiat Chrysler Automobiles). Poi nel 2021 arriva l’alleanza in Francia con Groupe PSA che dà vita a Stellantis. Finito in Olanda il cuore gestionale e fiscale del gruppo, Stellantis – sottolinea il settimanale Panorama – dal 2020 al 2024 taglia 9600 operai e si stima – dati Fiom Cgil – che si perderanno, tra dipendenti diretti e indotto, altri 25mila posti di lavoro.
Più che un gestore, Elkann è un venditore. Nel 2019 vende per quasi 6,2 miliardi di euro Magneti Marelli alla giapponese Calzoni Kansei, controllata dal fondo americano Kkr. A luglio 2022 cede al gruppo francese Covéa la compagnia assicurativa PartnerRe per la cifra record di 8,6 miliardi, incassando una plusvalenza di due miliardi. A febbraio 2025 mette sul mercato il 4 per cento della Ferrari incassando tre miliardi di euro e nel luglio dello stesso anno cede Iveco all’indiana Tata Motors per 3,8 miliardi di euro, lasciando il settore armi a Leonardo per 1,7 miliardi. Nel luglio 2024 Stellantis vende al fondo americano One Equity Partner, per una cifra non conosciuta, il 50,1 per cento di Comau, società specializzata nell’automazione industriale. Si calcola che dal 2022 a oggi siano entrate nelle casse di Exor oltre 17 miliardi di euro.
Ora Gedi, società editoriale del gruppo, vende Repubblica, il quotidiano fondato da Scalfari, così come La Stampa, il quotidiano di cui la famiglia Agnelli è proprietaria da un secolo. Sarebbe filato tutto liscio se una lite familiare non avesse mostrato la vera faccia degli eredi dell’Avvocato. Margherita Agnelli – mamma di John, Ginevra e Lapo – aveva deciso di uscire di scena e farsi liquidare alla morte del papà. Ma poi ne disconosce l’accordo contestandolo. Le sono stati nascosti – denuncia – beni, danaro, immobili, opere d’arte. Contesta la residenza della mamma, Marella, moglie dell’avvocato. Avrebbe vissuto formalmente in Svizzera, restando in realtà a Torino. Incidentalmente si scopre che l’Avvocato ha portato all’estero oltre un miliardo di euro. La controversia fa emergere un clima familiare arido, conflittuale, tutto fondato sul danaro.
Elkan (con i fratelli) accetta, per l’evasione fiscale, di versare all’Agenzia delle Entrate 183 milioni di euro e, per evitare una condanna penale, chiede la messa alla prova. La ottiene. Non è ancora chiusa la faida familiare nei tribunali, ma intanto pagherà il suo attuale conto con la giustizia svolgendo l’attività di docente e tutor per ragazzi in difficoltà ai Salesiani di Torino. Docente, tutor, ragazzi in difficoltà. E’ la parte più buffa di questa formidabile Dinasty del capitalismo italiano che spiega tutto ma non insegna nulla.


