di TONIO ATTINO
Dopo avere votato un matto come presidente, gli americani si lamentano di avere un matto come presidente. La realtà non supera l’immaginazione: la deride. Eppure sono passati soltanto due anni. Quando nel novembre 2024 Donald Trump venne portato in trionfo (conquistò 312 grandi elettori contro i 226 della sua antagonista democratica Kamala Harris), gli americani gli affidarono il mandato di minacciare nemici e alleati con i dazi, di dichiarare guerra a mezzo mondo invocando contemporaneamente il Nobel per la Pace, di illustrare i progetti di mega resort nella striscia di Gaza distrutta da quel super gentiluomo di Netanyahu, nonché di avviare altre mirabili imprese di cui i suoi connazionali cominciano evidentemente a vergognarsi o quantomeno a non comprenderne la reale utilità per se stessi.
Anche se con accenti diversi, oggi i sondaggi danno Trump in calo di popolarità (il 60 per cento disapprova il suo operato) e anche molti dei suoi elettori, cioè i rappresentanti della galassia Maga (Make America Great Again), cominciano a dubitare del suo equilibrio mentale. Cioè pensano di lui quel che lui, in campagna elettorale, pensava del suo predecessore democratico Biden; insomma che non sia in grado di auto controllarsi e pertanto di guidare un grande Paese.
Se la realtà sta nei numeri, questa realtà ci racconta però che la testa di Trump è a prova di psichiatra. Perché i conti in tasca fatti al presidente dicono che ha guadagnato, durante il suo mandato, almeno due miliardi e mezzo di dollari, riuscendo perfino nell’impresa di fare allontanare dai riflettori la spiacevole e ancora misteriosa vicenda del pedofilo Epstein con tutte le sue implicazioni.
È questa la migliore dimostrazione che il problema non è Trump, ma chi ha voluto che arrivasse lì. Il fatto che il popolo elettore cominci ad accorgersi del pericolo soltanto adesso, non rassicura: preoccupa ancora di più. Ma non possiamo farci niente: il popolo sovrano (e spesso sovranista) è fatto così.
