“Torri alte 300 metri”. Le coste sarde contese dai big dell’eolico

I progetti per 1.500 nuove pale eoliche. Anche a costo di perdere il progetto Einstein Telescope sulle onde gravitazionali, che creerà 35 mila posti di lavoro. Una regione ridotta “per decreto” a una colonia da spremere in nome della “transizione ecologica”. Lo scrittore Gavino Ledda: «La Sardegna capitale cosmica. Sì Einstein, no Draghi»

L’isola di Tavolara

Energie rinnovabili. Sviluppo. Tutela del territorio. Dove va l’Italia nell’epoca del Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza? Provate a immaginare. Ecco, va da un’altra parte. Lo racconta in un bellissimo reportage Carlo Vulpio, inviato del Corriere della Sera.

di CARLO VULPIO

«La Sardegna capitale cosmica. Sì Einstein, no Draghi». L’appello di Gavino Ledda, probabile candidato al premio Nobel per la Letteratura, risuona come un verso omerico nella miniera dismessa di Sos Enattos, nel cuore della Barbagia. Siamo tra Lula e Bitti e le parole dell’autore di Padre padrone e di aurum Tellus («il poema del XXI secolo», lo ha definito Carlo Ossola) possono essere ascoltate in stereofonia perfetta da un punto qualunque di Sos Enattos, perché questo è un luogo speciale, unico al mondo.

Sos Enattos, dicono tutti gli astrofisici che ne hanno studiato le caratteristiche, è il solo posto sulla Terra in cui è possibile ascoltare alla perfezione i sussurri dell’universo e misurare le onde gravitazionali. Attraverso una complessa strumentazione che va sotto il nome di interferometro, in questo luogo dichiarato «riserva della biosfera» sarà possibile realizzare il progetto europeo ET, Einstein Telescope, un centro di ricerca tra i più importani del pianeta, che creerà 35 mila nuovi posti di lavoro. Senza sporcare la natura, sfondare montagne e fondali marini, stuprare la bellezza dei paesaggi, imporre ancora una volta alla Sardegna lo status di colonia: prima penale, poi militare e ora «energetica».  

Invece no. Proprio in questo angolo della Barbagia è stato presentato, grazie ai veloci decreti del governo Draghi sull’energia green e la transizione ecologica, un progetto della Sardeolica srl (100% della Saras della famiglia Moratti, in Sardegna proprietaria anche della raffineria petrolifera di Sarroch) che prevede sei torri eoliche alte quanto palazzi di 70 piani. Naturalmente, il rumore degli aerogeneratori cancellerebbe il silenzio cosmico necessario all’Einstein Telescope e quindi priverebbe non solo la Sardegna, ma l’Italia del prestigioso progetto.

Com’è possibile che nessuno – al di fuori dell’Isola – abbia capito una cosa così elementare? In realtà, la questione della collocazione di ET a Sos Ettanos, sconosciuta agli italiani, è ben nota all’ex presidente del ConsiglioDraghi, e ai suoi ex ministri Cingolani, Colao e Giovannini. Ma è stata ignorata dai loro decreti, che impongono di far presto, di far tutto, soprattutto in materia di eolico. Non l’hanno ignorata, invece, tedeschi, olandesi e belgi. I quali si sono consorziati e non vedono l’ora di realizzare il progetto ET tra i fiumi Mosa e Reno. E anche se da quelle parti un luogo idoneo come Sos Ettanos possono soltanto sognarlo, i virtuosi Paesi nordeuropei – che hanno giocato un ruolo essenziale nella erogazione dei quattrini del Pnrr anche in materia eolica – si sono già attrezzati per promuovere sé stessi, investendo una decina di milioni di euro per i sondaggi geologici del «loro» sito e per la comunicazione.

Gavino Ledda davanti alla miniera di Sos Enattos

«E’ una follia, così ci condannano alla marginalità perpetua – dice Antonio Calia, sindaco di Lula, per 35 anni minatore nelle vene di Sos Enattos -. Faremo di tutto per sventare questa prepotenza, che è solo un grande affare per pochi, con l’alibi dell’energia rinnovabile». A Lula, Bitti, Onanì, Orune, Nùoro, Orgosolo, in tutta la Barbagia e in tutta la Sardegna lo hanno capito, che per far posto alle pale eoliche stanno scippando a questa terra l’Einstein Telescope, la più grande occasione di sviluppo che si sia mai presentata al popolo sardo. A Roma, no. O forse fingono di non aver capito. Altrimenti non si spiegherebbe l’assalto eolico massivo e senza precedenti di pale eoliche gigantesche, soprattutto offshore (onshore, la Sardegna ha già dato, ora è rimasto il mare).

I progetti per eolico e fotovoltaico industriali presentati per la Sardegna sono cento. Millecinquecento nuove pale eoliche, che, aggiunti ai pannelli fotovoltaici (per un megawatt di energia installata occorre tombare con i pannelli un ettaro di terra), significano una potenza complessiva installata (che non è energia «prodotta») per un fabbisogno di 25 milioni di abitanti, quando invece la Sardegna ne ha un milione e 650 mila. «L’Isola è completamente circondata – dice Mauro Pili, ex presidente della Regione ed ex deputato, oggi tornato a fare il giornalista per l’Unione Sarda -, poiché i contributi pubblici di 140 mila euro per ogni megawatt installato, per 20, 30, o anche 40 anni, rendono questo business più remunerativo del narcotraffico, nonostante sia poco utile alla produzione di energia e per niente funzionale a una vera transizione verso l’energia pulita». E i costi per il turismo, per l’economia della pesca e della navigazione, per il paesaggio e la natura? Enormi. Mentre i posti di lavoro creati sarebbero al massimo la ventesima parte di quelli che verrebbero dall’Einstein Telescope.

Un «gioco» che non vale la candela, per di più in Sardegna, dove il mare è tutt’altro che nero come il Mare del Nord e il paesaggio è di imparagonabile bellezza. In Italia, il paesaggio non è una belluria per anime gentili, ma è un bene irriproducibile tutelato dalla Costituzione. E infatti nel 2014, quando era ancora giudice della Corte CostituzionaleSergio Mattarella firmò una sentenza in cui è scritto di «evitare che una installazione massiva degli impianti eolici possa vanificare gli altri valori coinvolti, tutti afferenti la tutela, soprattutto paesaggistica, del territorio». Mentre oggi Mattarella, che trascorre le vacanze a Capo Caccia di Alghero – ci spiega Mario Bruno, ex sindaco della città e ora all’opposizione, autore di un ordine del giorno condiviso dall’intero consiglio comunale contro l’invasione eolica -, «si ritroverà di fronte agli occhi, proprio sulla Riviera del Corallo, una selva di 54 pale, ognuna di 332 metri di altezza, trenta in più della Torre Eiffel. Il più grande “parco” mai costruito al mondo, con una potenza elettrica installata di 1.350 megawatt». Siamo dunque andati a Capo Caccia, sulla suggestiva Scala del Capriolo, per capire se oltre agli altri danni anche l’impatto visivo sia reale, visto che le torri verrebbero innalzate entro 12 miglia dalla costa, il limite delle acque territoriali. Ebbene, se si vedono agevolmente le navi da crociera, alte 70 metri dalla linea di galleggiamento, perché non dovrebbe vedersi una foresta di cemento e acciaio i cui «alberi» sono cinque volte più alti? E come può questa selva di torri non creare grossi problemi di navigazione nell’area marina che occupa?

La Maddalena

La Regione Sardegna ha impugnato il decreto-energia del governo Draghi non solo per il devastante effetto paesaggistico e naturalistico, ma anche perché la Sardegna è una regione a statuto speciale e la sua competenza primaria in materia di paesaggio e di energia non può essere cancellata con un tratto di penna. Su questo deciderà a febbraio prossimo il Consiglio di Stato. Intanto però, la febbre dell’oro eolico produce progetti megalomani su tutta la costa sarda. Davanti a Sant’Antioco e a Carloforte, per esempio, 35 torri da 15 megawatt ciascuna alte 300 metri faranno impazzire i tonni rossi – base e ricchezza dell’economia locale – e faranno smarrire loro la rotta. Franciscu Sedda, docente universitario di Semiologia, che è di Carloforte ed è il leader del movimento indipendentista «A innantis!», dice: «Il caso dell’Einstein Telescope è emblematico e sconvolgente. Lo Stato italiano mette deliberatamente a rischio un progetto che vale 7 miliardi di euro e il 2 per cento del Pil nazionale. Perché?».

La risposta è negli enormi profitti a cui mirano le società proponenti. Per lo più multinazionali con base in Danimarca, Olanda, Svezia, Norvegia, cioè proprio quei Paesi che sui soldi del Pnrr all’Italia non hanno mai nascosto la propria ostilità. Rappresentate in loco da piccole società con 4 o 5 mila euro di capitale sociale, queste grandi compagnie appaiono alla fine del procedimento. In alcuni casi sono anche spagnole o britanniche. O italiane, come l’Eni. Oppure americane, come la grande banca d’affari JP Morgan, che le sue pale vuol piantarle nel Golfo degli Angeli e davanti alle aree archeologiche dei centri urbani più antichi del MediterraneoNora Chia. Ma ci sono anche società direttamente riconducibili alla mafia, come documentato da alcune inchieste partite da Palermo e incardinate a Cagliari.

L’elenco è lungo e qui non può essere riportato interamente. Il capo del governo, Giorgia Meloni, che ha nominato suo consulente personale sulla «transizione» proprio l’ex ministro Cingolani, non potrà far finta di niente. Perché nulla è stato risparmiato all’Isola dei Nuraghi. Centinaia di torri imponenti daLa Maddalena e Caprera, fino a tutta la Costa Smeralda (210 torri) e al Golfo Aranci. Torri gigantesche davanti alle coste di Oristano e di Cagliari. E pale eoliche anche a Capo Teulada, che pure è già interdetta alla balneazione e all’ormeggio a causa dei missili e delle bombe delle esercitazioni militari. E ancora, torri assurde anche nelle campagne fertili di grano duro del Campidano. Nemmeno la meravigliosa basilica di Saccargia è stata salvata, pale eoliche anche lì, della Erg, con un altro decreto ad hoc del governo Draghi, bocciato però dal Tar Sardegna il 29 novembre scorso. Eppure, la Sardegna è l’unica regione europea senza gas. Ciò che non ha consentito di convertire a gas le due centrali a carbone di Portovesme e Porto Torres, come invece è avvenuto per le altre centrali dello stesso tipo nel resto d’Italia. Mentre il metano, il meno inquinante tra i combustibili fossili, che qui doveva arrivare con il gasdotto Galsi dall’Algeria (a cui la Regione Sardegna partecipava con una quota del 13 per cento), è ancora trasportato in bombole. Il progetto del Galsi (che, come il gasdotto Tapdall’Azerbaigian, avrebbe potuto rivelarsi fondamentale) rientra tra i «progetti europei strategici», ma è stato affossato a favore del trasporto del gas liquido con navi gasiere dalMozambico o dall’America, con relativa corsa a costruire enormi e inutili rigassificatori. Eppure, proprio quel metano avrebbe potuto, e ancora potrebbe, assicurare la vera transizione verso l’energia pulita dell’idrogeno. Per questa ragione, a Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, in concomitanza con il progetto Galsi, ne era stato affidato un altro, chiamato «L’Isola dell’idrogeno». Ma senza il metano, sia l’Isola sia l’idrogeno sono stati decapitati dalla ghigliottina delle pale eoliche.

Carlo Vulpio, Corriere della Sera, 6/12/2022

Foto ©Lucia Casamassima

da Il Blog di Carlo Vulpio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...